Approfondimento
1. Chiusura dell’esploratore di blocchi (18 novembre 2026)
Panoramica: Harmony ha annunciato che il proprio esploratore di blocchi ufficiale, disponibile all’indirizzo explorer.harmony.one, chiuderà il 18 novembre 2026 (TokenPost). Dopo tale data, un nuovo strumento di consultazione mostrerà solo i dati a partire dal 1° gennaio 2025. La chiusura è una conseguenza diretta della dismissione della rete. Utenti e sviluppatori che hanno bisogno di consultare transazioni o attività degli indirizzi precedenti al 2025 dovranno esportare i dati entro la scadenza.
Cosa comporta: Si tratta di un passaggio amministrativo neutro, ma necessario dopo la chiusura della rete Layer 1, cioè della blockchain principale. Spetta agli utenti archiviare i propri dati storici: un piccolo inconveniente per chi svolge verifiche contabili o attività di ricerca. È anche un segnale del progressivo smantellamento dell’infrastruttura della blockchain originale di Harmony.
2. Migrazione su Ethereum e nuove quotazioni sugli exchange (quarto trimestre 2026)
Panoramica: Il principale obiettivo della roadmap è trasferire ONE dalla propria blockchain a Ethereum, creando un token ERC-20, ossia un token basato su uno standard di Ethereum. È stata effettuata una fotografia dei saldi in un momento preciso (snapshot) e il nuovo contratto del token è stato pubblicato e sottoposto a verifica (kratos_harmony). I prossimi passaggi prevedono l’analisi dei saldi registrati nello snapshot, la distribuzione dei token ai portafogli idonei (quelli con più di 1.000 ONE) e il coordinamento con exchange come Binance e OKX per quotare il nuovo ONE ERC-20 e riattivare depositi, prelievi e negoziazioni.
Cosa comporta: Se la migrazione verrà completata senza problemi, potrebbe favorire la liquidità di ONE, cioè la facilità con cui il token può essere acquistato e venduto, e renderlo più accessibile. Il passaggio a Ethereum lo inserirebbe infatti in un ecosistema molto ampio e in una rete di exchange estesa. D’altra parte, comporta l’abbandono del progetto originale di Harmony come blockchain Layer 1 e delle tecnologie associate, come lo sharding (la suddivisione del lavoro della rete) e la rapidità di conferma delle transazioni. Il rischio principale è che problemi o ritardi nell’esecuzione e nel supporto degli exchange rendano temporaneamente difficile accedere ai token.
3. Lancio della “Remix Economy” per i video generati con l’IA (2026–2027)
Panoramica: Dopo la migrazione, Harmony intende concentrarsi sulla “Remix Economy for AI Video” (CoinMarketCap), un modello di business dedicato ai video generati con l’intelligenza artificiale. Il progetto punta a sostenere i costi delle schede grafiche (GPU) per gli operatori, tra cui gli ex validatori della rete, che produrranno contenuti video con l’IA. I ricavi dovrebbero provenire dalla pubblicità, con l’obiettivo dichiarato di raggiungere «decine di milioni di dollari con un milione di utenti». Le nuove emissioni di ONE, cioè i token aggiuntivi immessi in circolazione, verrebbero destinate a finanziare l’iniziativa.
Cosa comporta: È una svolta strategica molto rischiosa, ma che potrebbe offrire grandi opportunità. Da un lato, potrebbe dare a ONE un’utilità concreta e un modello di ricavi in un settore dell’IA in crescita. Dall’altro, segna un cambiamento radicale: dallo sviluppo della blockchain a una piattaforma video basata sull’IA ancora da dimostrare. Il progetto dovrà affrontare una forte concorrenza e l’incertezza sull’effettivo interesse degli utenti. Il futuro di ONE dipenderà quindi direttamente dal successo della nuova iniziativa.
Conclusione
La roadmap di Harmony non riguarda più gli aggiornamenti della blockchain, ma una trasformazione completa: da rete blockchain a token basato su Ethereum, destinato a finanziare una nuova attività nel settore dei video generati con l’IA. Nel breve periodo, l’attenzione è rivolta alla chiusura tecnica della rete e al ritorno sugli exchange. Nel lungo periodo, tutto dipenderà dalla riuscita della “Remix Economy”. La nuova utilità legata all’IA riuscirà a generare una domanda sufficiente a sostenere il valore del token dopo la migrazione?